Il covid come Driver per l’innovazione digitale e cloud

 

Mi viene sempre da sorridere quando sento parlare di digital innovation come se fosse un concetto on/off. Ci sono anche aziende che di mestiere “fanno” digital innovation, come se i loro clienti non avessero un sito web, o utilizzassero ancora il fax al posto dell’email. La verità, oggi giorno, è che ogni azienda, anche la più piccola, ha già un piede nel digitale.

 

Come azienda, il nostro compito è di accelerare il percorso dei nostri clienti, evitandogli di andare fuori strada nelle curve più pericolose.

Velocizzare non basta

Per dare supporto all’innovazione dobbiamo permettere ai nostri clienti di “digitalizzarsi” ad una velocità maggiore di quella che otterrebbero da soli. Accelerare, appunto.

Se non ci riusciamo, vuol dire che non portiamo valore.

La corsa alla digitalizzazione

A causa del Covid, per la prima volta, la nostra generazione ha sentito scricchiolare il guscio della zona di comfort, vedendo minacciata la propria salute, la propria libertà e le proprie finanze. 

 

Tra le tante cose che segneranno questo periodo, ricorderemo la corsa al digitale, seconda solo a quella per le mascherine.

Il tabù del cloud

Essere costretti a lavorare da casa ha abbattuto il tabù del cloud perché, adesso, essere connessi è molto più importante del timore del cambiamento.

 

Secondo gli esperti di settore il 32% delle aziende inizierà a spostarsi sul cloud per fare fronte alle criticità emerse grazie al COVID, mentre per chi aveva già una strategia cloud l’obiettivo è di aumentare il numero di applicazioni cloud-based (50% degli intervistati) ed è diffusa la tendenza di diventare aziende full cloud (38% degli intervistati).

Cosa ci aspetta per il futuro?

Ci si aspetta una crescita dei sistemi SaaS del 4-5% superiore alle proiezioni fatte per il 2020 in epoca pre-covid. Le aziende stanno finalmente iniziando a prediligere soluzioni ready-to-go e standard rispetto agli esiti incerti e i tempi lunghi dei progetti custom.

Andremo verso l’adozione di soluzioni più flessibili e veloci, dove magari dovremo rinunciare a qualche funzionalità pur di abbassare i tempi e costi d’adozione.

Un esame di coscienza

Nel complesso, il 40% delle aziende reputa che il Covid sia stata un’opportunità per accelerare la spinta verso il cloud, e quindi anche il processo di digitalizzazione.

Negli ultimi mesi il 57% delle aziende si è attrezzata per il lavoro da casa, mentre il 46% sta cercando di definire una strategia di lavoro da casa permanente.

Col senno di poi, ci potevamo arrivare prima.

Forse siamo stati noi per  primi, come consulenti, a sottovalutare la capacità di adattamento dei nostri clienti. 

La vera sfida della digital innovation non è digitale

Lo dicevo prima del Covid e lo confermo adesso, nell’innovazione digitale le tecnologie sono un problema secondario.

 

Il vero nemico, l’elemento da dominare, è l’essere umano. 

 

Troppo spesso limitato dall’avversione al cambiamento, focalizzato sui suoi obiettivi a breve termine, incapace di cogliere le opportunità che le tecnologie gli offrono. 

Ed è così che tutto diventa una commodity, un tecnicismo, fino a che l’emergenza fa di necessità virtù e corriamo ai ripari. 

Fare innovazione in azienda è esattamente l’opposto. Significa trovare soluzioni prima che si verifichino i problemi, anticipare il mercato, arrivare prima della concorrenza, vedere opportunità dove gli altri immaginano solo minacce.

I prossimi passi per recuperare

Sintra è un’azienda full-cloud dal 2017 e quando c’è stato bisogno è bastata una circolare per passare in modalità smart-working. Zero disservizi. Non tutte le aziende possono dire lo stesso.

Per fortuna, il Covid ci ha insegnato che non è mai troppo tardi. 

Immaginiamoci un mondo dove non c’è contrapposizione tra business e tecnologia, dove il cloud e il digitale creano sinergie per efficientare le aziende e supportano il marketing.


Adesso smettiamo di immaginarlo e iniziamo a costruirlo.

 

 

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